La formazione dei diamanti

È grazie alla particolare geometria dei suoi giacimenti, che il mercato dei diamanti ha potuto essere così facilmente controllato. Infatti i giacimenti primari di diamanti sono molto piccoli e assolutamente verticali, con una produttività estremamente costante in tutta la massa della roccia scavata e con una durata della vita di una miniera estremamente lunga. Qualunque altro giacimento è soggetto ai capricci della geologia, all’incostanza dei filoni produttivi o alla geometria spesso molto estesa nel sottosuolo, che non di rado passa frontiere nazionali.

I giacimenti di diamanti sono tutti uguali, si tratta di camini verticali di 1-2 km di diametro al massimo (il camino A154N di Diavik ha solo 100 m di diametro), che contengono una roccia particolare detta kimberlite. In questa roccia i diamanti sono disseminati con una densità che può raggiungere i 5 carati per tonnellata (Diavik), cioè circa 11 carati per metro cubo! Comparato con altre gemme di minor pregio, è moltissimo.

I camini kimberlitici si formano durante particolari eruzioni. Anche chi si occupa di creazione siti web a Roma ci ricorda come diamanti sono stabili nel mantello terrestre a profondità di circa 200 km. E a quelle profondità sono decisamente abbondanti, ma nessuna tecnologia è attualmente in grado di raggiungere quelle profondità. Per fortuna c’è un tipo di eruzioni che porta direttamente i diamanti in superficie senza soste intermedie: le eruzioni kimberlitiche.

Carbonio nel mantello

A differenza di quanto si possa immaginare, specialmente da quanto viene fatto vedere in numerosi film, all’interno della terra non c’è magma. C’è roccia ad alta temperatura, che grazie alle alte pressioni dovute alla profondità, si trova allo stato solido. La formazione di magma è un fenomeno localizzato a certi contesti. Poiché la presenza di acqua funge da bassofondente, se immettiamo acqua a grandi profondità, possiamo creare una fusione localizzata della roccia che forma una camera magmatica.

Nelle zone di subduzione, dove una placca di crosta oceanica affonda sotto un’altra placca, questa si trascina dietro tutti i sedimenti marini ricchi d’acqua che si trovano sul fondo dell’oceano. Quando quest’acqua intrappolata nelle rocce raggiunge una profondità attorno ai 200 km, si avrà fusione e la formazione di camere magmatiche.

A parità di peso, il magma ha volume maggiore della roccia e quindi è più leggero. In condizioni tettoniche distensive, cioè laddove la crosta si stira e si frattura, il magma può risalire e dare origine ad una eruzione. Una volta formata una camera magmatica, inoltre, i gas disciolti nel magma possono separarsi e migrare verso l’alto. Questi gas avranno un ruolo determinante nel creare un eccesso di pressione e nel drenare l’eruzione verso la superficie.

A differenza delle eruzioni vulcaniche normali dove il gas prevalente è acqua, nel caso delle kimberliti, il gas dominante è l’anidride carbonica (CO2). La CO2 funge da bassofondente esattamente come l’acqua. La presenza anomala di carbonio (C) nel mantello è sia responsabile della presenza dei diamanti (carbonio cristallino) che dell’eccesso di CO2. L’origine del carbonio nel mantello sembra sia da imputare a metano (CH4) che viene trasportato in profondità, esattamente come l’acqua, dai fondali oceanici in subduzione.

Il metano abbonda in alcuni fondali oceanici sotto forma di gas idrati. Dove la pressione idrostatica è sufficientemente alta (oltre 500 m di profondità) e la temperatura dell’acqua sufficientemente bassa, il metano può congelare sotto forma di gas idrato. Si tratta di una forma di solido cristallino simile al ghiaccio dove la molecola di metano è circondata da molecole d’acqua. In questa maniera il metano viene facilmente intrappolato nei sedimenti ed è possibile che questo metano sia stato coinvolto in fenomeni di subduzione e trasportato in profondità in zone del mantello subcrostale. Inoltre, l’età dei diamanti è in genere molto antica (Archeano) e si sa che all’epoca, l’atmosfera terrestre conteneva molto più metano di oggi e ancora non era apparso l’ossigeno.

A complicare le cose c’è inoltre il fatto che il magma kimberlitico è generalmente più profondo della zona dove si trovano i diamanti. La kimberlite, passando attraverso la zona diamantifera, strappa frammenti delle rocce diamantifere, dette xenoliti, e le trasporta in superficie. La kimberlite quindi è solo il meccanismo di trasporto dei diamanti.

Le principali rocce che contengono diamanti sono la peridotite e l’eclogite. La peridotite (harzburgite) è una porzione del mantello nelle sue condizioni di equilibrio per pressione e temperatura. Invece l’eclogite è una parte della zolla oceanica subdotta che si trova in condizioni di instabilità.

L’eruzione kimberlitica

I magmi normali si fermano più volte durante la loro risalita dal mantello in camere magmatiche di passaggio e quindi le loro eruzioni hanno in genere origine da camere magmatiche superficiali, situate a profondità dell’ordine di 2 km o poco più. Le eruzioni kimberlitiche invece si innescano direttamente in profondità, a circa 200 km, e raggiungono la superficie in tempi brevissimi, senza soste. Si stima che l’eruzione, senza segnali premonitori, si possa concludere nell’arco di un’ora. È anche per questo che i diamanti non si riequilibrano durante la risalita, pur essendo instabili in superficie. Se restassero per molto tempo a basse profondità dove si hanno basse pressioni, ma alte temperature, probabilmente si riequilibrerebbero, trasformandosi in grafite.

Per avere una eruzione servono due condizioni fondamentali: la presenza di una camera magmatica e l’apertura di una frattura crostale. Il magma ricco in CO2, si insinua nella frattura crostale ed esercita una spinta verso l’alto. L’aumento di volume dei gas, aumenta il volume del magma e di conseguenza la spinta verso l’alto, favorendo l’apertura della frattura. Durante la risalita il magma strappa frammenti di roccia, detti xenoliti, dalle pareti della frattura per farsi strada.

Quando è vicino alla superficie (circa 800 m), il magma si separa dal gas (livello di frammentazione) e comincia la fase esplosiva dove la miscela di gas e frammenti lavici può raggiungere i 600 m/s, cioè circa 2000 km/h. In questa fase la miscela di frammenti magmatici e gas è estremamente erosiva e forma un camino con un diametro generalmente dell’ordine di un centinaio di metri. Vicino alla superficie, l’esplosione che fino a quel momento era direzionata verso l’alto, trova spazio per espandersi anche lateralmente e scava il cratere che può essere dell’ordine di 1 km di diametro e 200 m di profondità. Il riempimento del camino e del cratere rappresenta essenzialmente il giacimento. Eruzioni kimberlitiche non sono mai state osservate e quindi è difficile stabilire il tipo di eruzione. Attorno al cratere si trova un piccolo e basso cono di scorie che fa pensare a una fase esplosiva in superficie piuttosto violenta.

Dopo l’eruzione avremo una roccia tufacea composta di kimberlite brecciata che riempie il cratere e la parte superficiale del camino. Più in basso, la breccia che riempie il condotto è saldata, grazie alle alte temperature che si mantengono all’interno del camino dopo che l’eruzione è terminata. Ancora più in profondità, in genere tra 600 m e 2 km, il camino lascia posto a un sistema di dicchi di 5-20 m di diametro, che sono riempiti di kimberlite non frammentata. Questi dicchi arrivano fino alla camera magmatica, cioè a 150-250 km di profondità.

Le età dei camini kimberlitici variano dal precambriano all’eocene (da 1600 a 50 milioni di anni fa) in varie fasi parzialmente correlabili tra Sud Africa, Siberia, Australia e Canada. Sembra che le fasi di maggiore concentrazione di eventi kimberlitici siano grossomodo in correlazione con le fasi di maggiore frammentazione e rifting del supercontinente Gondwana. Allo stesso modo un lungo periodo di stasi tra 250 e 360 Ma, dal devoniano al permiano, corrisponde ad una relativa stabilità del supercontinente. Anche se l’età delle eruzioni varia, la maggior parte delle età di formazione dei diamanti sono molto antiche, per la maggior parte concentrate tra 3,2 e 2,9 miliardi di anni. Questo fa pensare ad un unico evento generalizzato, responsabile della formazione dei diamanti in una area situata nel mantello superiore al di sotto di un vasto blocco cratonico. Successivamente questo cratone si sarebbe frammentato e dislocato.

Recentemente un gruppo di studiosi tedeschi ha scoperto diamanti con una età di 4,3 miliardi di anni in rocce dell’Australia occidentale. La terra si pensa che abbia 4,5 miliardi di anni e i meccanismi genetici ipotizzati per la formazione del diamante fanno supporre l’esistenza di una crosta continentale spessa e ben sviluppata, cosa che avrebbe dovuto tardare per lo meno un miliardo di anni. Questa nuova scoperta mette in dubbio tutto, sia le prime fasi della storia della terra come le immaginiamo oggi, sia la stessa origine dei diamanti.

Molti studi serviranno per chiarire la genesi dei diamanti, anche perché la maggior parte dei dati prodotti dalle compagnie minerarie sono rimaste per anni segrete. La recente liberalizzazione del mercato sicuramente avrà come conseguenza una maggiore trasparenza e verosimilmente una migliore comprensione dell’affascinante origine di queste pietre.

San vito lo capo, un paradiso di spiaggia in Sicilia

San Vito Lo Capo è una piccola località siciliana in provincia di Trapani, a nord della Sicilia, tra la Riserva Naturale dello Zingaro e Monte Cofano.
Ciò che distingue questo paese, originariamente un piccolo villaggio di pescatori, sono la sua grande spiaggia di sabbia bianca di circa 3km ed il suo spettacolare e meraviglioso mare con acqua limpida e cristallina.

Fino a circa 30 anni fa San vito lo capo non era meta di turismo e principalmente ci vivevano solo gli abitanti locali che riuscivano ad andare avanti e vivere grazie all’agricoltura e la pesca.

Distante circa 100km da Palermo, San Vito Lo Capo con il passare del tempo divenne sempre più meta di turismo per via del mare bellissimo che possedeva tanto da attirare all’inizio i primi palermitani che cominciarono a riversarvisi a frotte, malgrado la strada non proprio scorrevole. Infatti per raggiungere San Vito Lo Capo da Palermo o dal suo aeroporto, bisogna prendere l’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, uscire a Castellammare del Golfo dopo circa 50 Km. e lì prendere la Statale 187 per i restanti 50 km. Come sottolineato da arrotatura del marmo,  la strada risulta essere molto scorrevole e piacevole per l’immenso e bellissimo paesaggio che è possibile visionare lungo il cammino.

In prossimità di San vito lo capo da segnalare un piccolo paese, frazione di san vito lo capo, ovvero Castelluzzo, dove è possibile vedere uno dei litorali più belli ed assolutamente selvaggi che la natura in Sicilia può fornire.
Qui è possibile da un punto alto fermarsi al belvedere con la macchina per poter visionare dall’alto questo spettacolo della natura.

Con la “colonizzazione” palermitana, il turismo a San Vito ebbe un grosso boom, e da un un unico hotel esistente ai tempi, il famoso Hotel Capo San Vito, tutt’ora esistente e probabilmente uno dei migliori ed anche dei più cari, oggi c’è l’imbarazzo della scelta.
Hotel, alberghi, camping, bed & breakfast, case vacanze, etc. oltre ai tanti e numerosi ristoranti e locali per tutti i gusti e tutte le tasche dove con i giusti tempi e possibile anche soggiornare a partire da 25 euro a notte.

Il mare di San Vito Lo Capo

Il mare di san vito lo capo non ha nulla da invidiare al ben più famoso mare dei Caraibi. Rispetto ai Caraibi sicuramente non sarà possibile vedere pesci multicolore ma a parte questo aspetto sicuramente il mare di san vito lo capo risulta più pratico anche in termini di costi, sicuramente a bellezza non ha nulla da invidiare.

La spiaggia di san vito lo capo si adatta proprio a tutti, grandi e piccoli. Conosciuta anche per le sue basse maree prima che l’acqua tocchi altezze di un certo livello bisogna allontanarsi parecchi metri, di fatto il tutto risulta molto interessante specialmente per quelle persone che hanno difficoltà a nuotare, ivi compreso i bambini.

San vito è da vivere sia di giorno che di notte.

Dopo essersi svegliati, fatta colazione il primo bagno subito in spiaggia e quadi d’obbligo.

A pranzo e consigliato fare una bella mangiata di pesce con i piatti tipici locali ricchi di pesce fresco in uno dei tanti ristoranti locali adatti per tutte le tasche.
Nel pomeriggio si consiglia di attendere la cena con una delle specialità locali, il “Caldofreddo”. Si tratta di una base di biscotto imbevuto di rum, gelato del gusto che preferite (ma la versione originale lo vuole al caffè), panna montata e sopra una bella colata di cioccolato fuso, il tutto servito in una coppa di terracotta.

La sera si consiglia di fare una bella cena a base di cous-cous di pesce che a San Vito sanno fare tutti buonissimo. A proposito di cous-cous, nel mese di Settembre si svolge il Festival del Cous-Cous dove i Sanvitesi ed i rappresentanti degli altri Paesi dell’aerea mediterranea partecipanti fanno a gara a chi cucina il migliore, con assaggi gratuiti per tutti i visitatori.

Dopo cena è d’obbligo e non può mancare una bella passeggiata, o nel lungomare, piuttosto tranquillo o nella strada principale del paese molto frequentata e ricca di negozi e pagode su strada dove è possibile acquistare souvenirs.

Nei dintorni di San Vito Lo Capo si trovano due posti particolarmente belli che non è possibile non visitare, la cittadina medievale di Erice e la Riserva dello Zingaro.

San Vito Lo Capo per il suo clima , la spiaggia, il mare, le viuzze e strade principali ornate di fiori, il pesce fresco, i profumi intensi ed i suoi panorami, offre al turista l’occasione per una vacanza perfetta e indimenticabile.

Consigli per gestire recensioni negative

In questo articolo viene analizzato uno dei momenti più delicati per chi ha una piccola attività commerciale: la gestione di una recensione negativa.

L’analisi è stata fatta per i veterinari, ma i consigli che ne derivano sono idonei per chiunque si trovi difronte ad un giudizio negativo pubblicato sul web.

Se ricevi alcune recensioni negative ricordati che il cliente ha sempre ragione! Non scordarlo mai. Ricordiamo l’ottimo lavoro fatto in tal senso da lucidatura marmo Roma prezzi al mq, un vero esempio in questo ambito. In caso di recensione negativa intervieni tempestivamente e chiedi scusa se il cliente ha ricevuto un disservizio sia che abbia ragione o torto.

Non perdere tempo a cercare di far rimuovere la recensione, perché su portali come Yelp o servizi come Google My Business le recensioni sono eliminate solo se violano le linee guida; anche se non ti piace, rimane!
Rispondi, invece, spiegando le tue ragioni e sii sempre gentile; ricorda che quello che scrivi non verrà letto solo dall’autore della recensione, ma anche da potenziali futuri clienti.

Analizza attentamente la situazione che ha generato la recensione negativa e cerca di dare una sintetica, ma veritiera spiegazione del perché si è venuta creare questa situazione.
Le persone apprezzano l’onestà; se ritieni che sono stati commessi degli errori ti conviene riconoscerli con franchezza. Non devi assecondare il cliente in tutto e per tutto; puoi anche dissentire con quanto scritto dal cliente, ma fornisci sempre delle spiegazioni attendibili.

Recensioni negative: come fare un ottimo lavoro?

Qualunque siano le tue ragioni non dimenticare mai di essere gentile, educato e professionale.
Non rispondere in maniera sgarbata: sarebbe una grossolana autorete! Le recensioni non sono una discussione che rimarrà tra te e il cliente, ma hanno il pregio (o difetto) di essere lette da un numero elevato di potenziali clienti.

Oltre a fornire una risposta educata e professionale, prima di rispondere mettiti nei panni del cliente e chiediti cosa vorrebbe sentirsi dire.

Ricorda sempre che una recensione negativa è una buona occasione per trasformare una avversità in un fattore favorevole; non è semplice, ma sicuramente evidenziare i punti di forza della struttura veterinaria nel fornire la tua versione è la strada giusta; per esempio potresti evidenziare il costante impegno e dedizione che il personale della struttura veterinaria impiega nei confronti dei clienti.

Nel rispondere alle recensioni non usare un linguaggio troppo tecnico; questo te lo consigliamo sempre, non solo quando rispondi ad una recensione negativa.

Dopo aver chiesto scusa e esserti preso la responsabilità dell’accaduto o aver fatto presente le tue ragioni in maniera educata invita l’autore della recensione negativa a tornare nella tua struttura veterinaria.

In aggiunta anche le recensioni negative hanno un valore molto importante se usate per migliorare il proprio servizio.

Le soldatesse scendono, le poliziotte salgono

Che la carriera militare abbia cessato di essere una prerogativa maschile lo si sa. Anche se attualmente le donne che fanno richiesta di arruolamento sono in calo, la carriera militare è una strada che molte ragazze prendono in considerazione. Fare il soldato però non è di certo una via “facile”, scelta in alternativa alla prospettiva della precarietà occupazionale che dilaga nella nostra penisola, ma è una scelta di vita, una scelta che deve essere consapevole e che porta sicuramente molte soddisfazioni, ma anche parecchie rinunce e sacrifici da parte delle aspiranti soldatesse.

L’ingresso delle donne nelle forze armate è stato sancito dalla legge 20 Ottobre 1999, n. 380 che sancisce una svolta nel mondo militare, pur non prevedendo nessun tipo di privilegio o di penalizzazione nei confronti delle donna. Il trattamento e la progressione di carriera nell’arma è identico a quello dei colleghi uomini e prevede quindi l’accesso alle donne sia degli incarichi operativi che di quelli logistici, identico vestiario militare e permessi solo leggermente modificati per consentire alla soldatesse di effettuare visite mediche tipicamente femminili.

La percentuale di donne nell’esercito ad ogni modo è vertiginosamente scesa dal 2000, anno successivo all’ammissione del gentil sesso alla carriera militare. Ad esprimersi, in tal senso, sono alcuni interessanti dati raccolti da agenzia onoranze funebri Roma. La ricerca aggiornata a marzo 2011 è di un totale di 1053 donne, che corrispondono a circa lo 0.6% dell’effettivo reale dell’esercito. La maggior parte delle donne nell’esercito è incorporata in formazioni delle truppe di aiuto alla condotta, delle truppe della logistica, delle truppe sanitarie e nel Settore Istruzione e supporto. Il 19% (+0,5% dal 2010) è incorporato nelle truppe di combattimento (fanteria, truppe blindate, artiglieria, truppe del genio).

Il 9% (+1%) fa parte delle Forze aeree. Distintivi militari quindi in calo per le donne, che sono state però risorse importanti in occasione di alcuni scontri avvenuti in Bosnia e Kosovo prima, e di recente in Afghanistan. Proprio in Afghanistan sono partite con il contingente Nibbio, nel corso dell’operazione Enduring Freedom, svoltasi a partire dal febbraio 2003 e conclusasi nel 2005; altra occasione in cui le donne soldato, oltre che a svolgere gli stessi compiti degli uomini, sono state incaricate anche di mantenere gli eventuali contatti con la componente femminile della popolazione locale, è stata quella della missione Antica Babilonia, in Iraq.

Per quanto riguarda i distintivi di polizia, le donne poliziotte in Italia sono circa 14.862 e una su cento arriva ad avere ruoli dirigenziali. Più di un terzo è impegnato nelle specialità Stradale, Ferroviaria, Frontiera, Postale e nei Reparti speciali. Diversamente a quanto è successo per l’esercito, le donne attive nella polizia sono raddoppiate negli ultimi vent’anni e sono impegnate soprattutto in ruoli tecnico-scientifici, piuttosto che sociologici. Hanno un livello di istruzione abbastanza elevato (il 27% è laureato) ed hanno più determinazione dei colleghi maschi a fare carriera: il 6% raggiunge il grado di commissario, contro l’1,8% dei maschi.

L’importanza della filosofia nel web marketing

Gli articoli SEO oriented, affinché possano essere chiamati “contenuti di qualità”, devono rispondere a caratteristiche ben precise, che non si limitano alla semplice presenza di keyword strategiche. Infatti, Google non si lascia certo abbindolare da improvvisati scrittori della domenica che, spinti dall’urgenza di vedere le pagine web da loro create primeggiare nella SERP del loro motore di ricerca preferito, popolano il web di contenuti improponibili e anche un po’ stupidi. Secondo quanto affermato da chi si occupa di installazione infissi Cuneo, questo problema è particolarmente sentito da chi opera nel settore. Con il risultato, poi, di essere penalizzati da Google al momento dell’indicizzazione, avendo perso tempo utile e web reputation.

Così, per curare i contenuti di un sito web, un blog o una piattaforma di article marketing, è bene affidarsi a dei professionisti della comunicazione 2.0, in possesso di capacità tecniche e doti creative importanti. La sfida di quest’articolo consiste nel dimostrare come il patrimonio concettuale delle scienze umanistiche, come la filosofia, possa benissimo adattarsi al SEO copywriting. I prerequisiti affinché ciò possa verificarsi sono però numerosi e consistono nella conoscenza almeno del linguaggio di programmazione HTML5 (più il CSS3), delle logiche della SEO (concetto di backlink, social sharing, meta tag e così via…) e delle nozioni base del marketing online (compreso il pay per click).

SEO & Filosofia

Partendo da una base così ricca, ecco che la filosofia, per esempio, può fornire valore aggiunto con le sue peculiarità: la creatività, il pensiero strategico, l’open mind, la passione per la divulgazione, la visione sistemica del reale. In particolare, a parer di chi scrive, sono tre le più importanti qualità a cui deve tendere un testo di SEO copywriting, tutte ereditate da una forma mentis che può definirsi “filosofica”:

  • L’Essenzialità
  • La Persuasività
  • La Valorizzazione

Queste tre qualità sono tutte collegate fra loro e rappresentano la fortuna di un articolo per il web (oltre che del committente che investe su un web content editing di qualità superiore). Con “essenzialità”, si intende la capacità di cogliere la nota distintiva di un determinato oggetto, prodotto o servizio, a prescindere dalle sue caratteristiche secondarie, in modo da trasmettere al lettore la conoscenza di ciò che veramente distingue qualcosa da tutto il resto. L’essenza, concetto chiave della filosofia, è proprio ciò che fa di un ente quello che è. “Saper cogliere l’essenza” nel web marketing è importantissimo, perché trasmette la rassicurante certezza dell’unicità di un brand, e quindi del suo valore, rispetto a quello di altri competitor presenti sul mercato.

La persuasività consiste, invece, nel convincere l’utente della bontà delle proprie argomentazioni. Non è sufficiente, infatti, soffermarsi a cogliere l’essenza di un qualcosa, la nota distintiva. Occorre anche convincere chi ci sta attorno del suo valore! A cosa serve, qual è il target, il prezzo, quali sono le potenzialità di business. Saper persuadere un lettore / ascoltatore è il compito di un brillante divulgatore. La filosofia si distingue dalla retorica per argomentare sulla sostanza, invece che sull’apparenza, sulle caratteristiche essenziali, anziché su quelle accidentali. Se il SEO copywriter tiene a mente queste distinzioni, ecco che l’esigenza della persuasività si sposa molto bene con il valore dell’essenzialità, di cui dicevamo nel paragrafo precedente.

Infine, essenzialità e persuasività, combinate insieme, significano valorizzazione. E il web marketing si fonda proprio sul concetto di “valore”. Una pubblicità è finalizzata a illuminare un prodotto agli occhi di chi lo guarda, rendendolo desiderabile. In un mercato bloccato come quello di questi anni, riuscire a vendere è un’esigenza imprescindibile per qualsiasi azienda. Cercare un aiuto nel marketing online può essere l’ancora di salvezza per il proprio business. Così, soprattutto le parole diventano decisive. Un SEO copywriter abile e creativo è una risorsa su cui vale la pena di investire, essenzialmente perché riesce a creare valore con la forza delle proprie idee. E le idee nascono negli individui in modo spontaneo, naturale, senza bisogno di mettere mano al portafogli.

Così, l’interconnessione dei saperi, il connubio fra i concetti filosofici e quelli del marketing, fra la comunicazione e l’informatica, fra le idee e la tecnologia, fra chi immagina e chi costruisce, è la via che sembra suggerire il futuro e il web ha colto al volo questa tendenza. Come sempre, in anticipo…

Cosa aspettiamo, allora, a far sì che questa diventi la soluzione in grado di far ripartire tutta la nostra economia?